Trasformatori.

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Messaggio da Ferrobattuto » 6 ago 2011, 23:01

Sembra un argomento banale, i normali trasformatori a 50Hz sono ormai quasi obsoleti, in quanto si diffonde ormai la tecnologia basata sul sistema switching che non impiega più pesanti ed ingombranti trasformatori con lamierini in ferro al silicio, ma piccoli e leggeri trasformatori con nuclei in ferrite funzionanti in commutazione su frequenze molto elevate, di solito tra poche decine e qualche centinaio di KHz. Il loro calcolo è oltremodo complesso ed esula dall'attuale discussione. I trasformatori di cui al titolo invece sono quelli "tradizionali". Ancora non se ne può fare a meno per molti impieghi, soprattutto per potenze che non siano propriamente limitate. E sono soprattutto molto più accessibili all'autocostruzione per noi "smanettoni". :D

Il trasformatore normalmente è composto da un nucleo di ferro al silicio laminato con due o più avvolgimenti sovrapposti o affiancati, i cui flussi magnetici risultano strettamente concatenati tramite il nucleo. Nel trasformatore si ottengono delle variazioni tra i parametri di tensione e corrente, ferma restando la potenza totale. Ossia: se in uscita si ha una tensione più alta si avrà proporzionalmente una corrente più bassa, e viceversa. Ovviamente come tutte le macchine (elettriche o meno) si hanno delle perdite, che però in un trasformatore ben costruito possono essere percentualmente molto basse, tanto da poter arrivare, per i grandi e grandissimi trasformatori, a rendimenti del 98% e oltre. Più il trasformatore è piccolo e maggiori sono le perdite, causa maggiore dispersione di flusso magnetico per le piccole dimensioni del nucleo e maggiore resistenza nei fili di rame, molto sottili.
L'attuale tendenza di costruzione privilegia l'uso di nuclei più grandi rispetto al peso del rame, a causa del maggior costo del rame negli ultimi anni, così si trovano in commercio trasformatori con nucleo molto spesso, in genere più spesso della larghezza del nucleo centrale, in netta controtendenza sul passato, quando invece i nuclei erano più sottili e gli avvolgimenti molto più cospicui.
Fortunatamente per i piccoli trasformatori (sotto i 5 kVA) molti fattori sono stabiliti a priori, frutto ormai di molta pratica e lunga sperimentazione. I lamierini che ne compongono il nucleo, per i tipi normalmente in commercio, sono di spessore 0,5 o 0,35 mm. Raramente e per usi particolari possono trovarsi con spessori più sottili. Sono di forma "E-I" per trasformatori a mantello con dimensioni stabilite e unificate a norme UNEL oppure DILDA.
Questo allegato è un piccolo manuale sui trasformatori:
TRASFOR2.pdf
Piccolo compendio sui trasformatori a 50Hz.
(92.66 KiB) Scaricato 934 volte

Le spiegazioni dettagliate, con tabelle e semplici formule di calcolo, le rimando alla sua lettura.
L'avvolgimento connesso alla rete di alimentazione, qualsiasi sia la sua tensione, di solito viene chiamato "Primario", gli altri da cui si prelevano le tensioni "trasformate" vengono chiamati "Secondari". Il tipo di trasformatore più semplice è quello con due soli avvolgimenti, uno primario e uno secondario.
Il primario del trasformatore di solito è avvolto più vicino al nucleo, semplicemente per comodità, in quanto se tutto l'avvolgimento è ben fatto e serrato, e riempie completamente le "finestre", ossia lo spazio per avvolgerlo, tutti gli avvolgimenti sono intercambiabili, purché se ne rispettino le tensioni di lavoro. Mi spiego: se si ha un trasformatore con un avvolgimento calcolato per 220V e uno per 12V alimentando il secondo con tensione di 12V alternati se ne avranno 220 sull'altro, e viceversa.
Il trasformatore, se ben fatto, a vuoto assorbe pochissimo, in genere tra 5% e lo 0,5% della corrente assorbita sotto carico. Questo anche per piccoli trasformatori.

L'assorbimento a vuoto è dato dalle caratteristiche costruttive, ossia dimensioni del nucleo e soprattutto dal numero di spire avvolte. Con un numero di spire maggiore si ha minore assorbimento a vuoto, a causa della maggiore induttanza della bobina, minore flusso minimo di magnetizzazione e minore perdita percentuale di potenza per induzione del nucleo di ferro, però si ha maggiore perdita per resistenza Ohmica nel filo di rame con cui è avvolto, che si traduce poi in calore durante il funzionamento sotto carico. La buona realizzazione è il il miglior compromesso tra le due cose. Pratica e sperimentazione passate hanno già semplificato molto.

Nel caso che un trasformatore funzioni a vuoto, ossia con secondario aperto, nel primario si produce una tensione di autoinduzione che, come abbiamo detto, ne limita la corrente ad una piccola percentuale di quella massima di funzionamento. A causa della stretta concatenazione tra gli avvolgimenti, viene indotta sul secondario (nel caso più semplice di secondario singolo) una tensione alternata sinusoidale perfettamente proporzionale al numero di spire avvolte, ma di verso contrario al senso della tensione primaria.

Nel caso in cui il secondario venga chiuso su di un carico, circola una corrente proporzionale all'impedenza del carico, ma di verso opposto alla corrente che scorre nel primario. Si produce così un flusso magnetico in opposizione di fase a quello generato dal primario, che induce nello stesso una ulteriore Forza Contro ElettroMotrice che va a sommarsi a quella di autoinduzione. Per potersi mantenere la corrente di magnetizzazione viene assorbita dalla rete una corrente superiore, fino a ristabilire nel nucleo l'intensità del flusso magnetico originale. Il tutto, com'è intuibile, avviene istantaneamente col variare del carico.
Da questo si capisce che: A vuoto o in ogni altra condizione di carico il flusso magnetico che attraversa il nucleo si mantiene costante, ed è stabilito a priori al momento della costruzione.
Se il trasformatore si brucia per sovraccarico, dipende esclusivamente dalla produzione di calore dovuta alla resistenza ohmica degli avvolgimenti.
Da questo punto di vista emerge che: Il trasformatore è una macchina perfettamente autoregolante, che assorbe in ingresso tanta potenza quanta ne eroga in uscita, maggiorata soltanto dalla potenza assorbita a vuoto e delle perdite percentuali.

La potenza assorbita a vuoto e le perdite percentuali si possono limitare e vengono stabilite in sede di costruzione, e se l'avvolgimento avesse "resistenza zero", anche da un piccolo trasformatore si potrebbero prelevare potenze enormi. Le perdite nel nucleo avvengono per correnti parassite indotte nel ferro, ragion per cui viene laminato e le lamine sono verniciate o ossidate sulle due facce, così da limitare al massimo conduzioni indesiderate. Le correnti per induzione nel nucleo aumentano col quadrato dell'induzione magnetica, che a sua volta aumenta al diminuire del numero di spire. Non si possono mettere troppo poche spire, altrimenti si surriscalda il nucleo e aumenta spropositatamente la corrente a vuoto, non se ne possono mettere troppe per via della resistenza del filo con le sue perdite.

Il trasformatore si riscalda tanto più quanto è alta la corrente che scorre negli avvolgimenti. Come Joule insegna: le perdite in calore aumentano col quadrato della corrente circolante. Il rame è un ottimo conduttore, inferiore solo all'argento (che costa troppo.....), dimensionandone la sezione opportunamente se ne limita la resistenza, ma purtroppo non si può annullare. La resistenza e le perdite aumentano anche col calore, aumentando la temperatura aumenta la resistenza specifica dei metalli, e anche del rame. Facendo in modo che il trasformatore sia ben ventilato e possa dissipare la temperatura prodotta, se ne limitano le perdite. E' una macchina molto precisa, e ha di buono che si può sovraccaricare anche del triplo o del quadruplo della sua potenza massima nominale per brevi periodi, senza che ne soffra più di tanto, purché non raggiunga temperature pericolose per gli isolanti impiegati. Questo è valido anche per i motori ad induzione (trifasi e monofasi....) e per gli alternatori, sincroni o meno.
Da quanto sopra si capisce il perché nei piccoli UPS, nonostante il trasformatore sia costruito con nucleo di dimensioni contenute, vengano dati per potenze anche quattro o cinque volte superiori alle sue dimensioni effettive. Si tratta di potenza temporanea, limitata nel tempo dalla ridottissima capacità della batteria di tampone.
Per adesso mi fermo quì, spero che l'argomento sia di interesse generale, o almeno per qualcuno. Altrimenti rimane come "promemoria online". :D
La discussione ovviamente rimane sul piano pratico, trattazioni teoriche complesse sono assolutamente fuori luogo. ;)
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Re: Trasformatori.

Messaggio da Ferrobattuto » 7 ago 2011, 12:03

Allego anche la versione originale in formato DOC del compendio sui trasformatori, in quanto è una versione in formato "A5", formato abbastanza "ostico" per certe stampanti (come quella che ho io attualmente.....) e certi sistemi. Il formato A5 è la metà dell'A4, comodo e "tascabile", ma ciascuno può rimpaginarlo facilmente nel formato che crede.

Questo sotto è un tipico trasformatore da UPS, visto dal lato connessioni alla rete. Oltre i due fili marcati 220V ce ne sono altri due che erogano una trentina di volt per la gestione della scheda elettronica.

Immagine

Sotto dall'altro lato.

Immagine

I 20V erano quasi sicuramente destinati alla ricarica della batteria interna. Gli altri due marcati 8+8V invece sono destinati all'uso come inverter.
Perché 8+8 e non 12+12? :D
Quelle che leggiamo sul nostro tester in portata correnti alternate sono "tensioni medie"! Le tensioni effettive di cresta valgono 1,41 volte (radice quadrata di due....) il valore di lettura. Infatti la normale tensione di rete, ora a 230V, di cresta raggiunge i 325V e spiccioli. Se il "primario" dell'inverter fosse avvolto per i 12V sul "secondario" destinato all'alimentazione degli utilizzatori a tensione di rete in pratica avremmo 230V di cresta, ossia una tensione media di poco più di 160V.
Tutti gli alimentatori, che siano switching o "normali", per apparecchiature elettroniche, usano internamente una tensione raddrizzata e continua che dipende da un valore di cresta. Alimentando invece con un valore "di cresta" di 12V un primario avvolto per 8V ripristiniamo le tensioni necessarie. Infatti 12: 1,41 è più o meno uguale a circa 8,5V. Con le cadute di tensioni interne ai semiconduttori e nei conduttori ci si stà precisi precisi.
Tra le altre cose, un trasformatore di recupero così è ottimo per fare un normale alimentatore, anche variabile, per apparati a 12V, come autoradio o baracchini, o per laboratorio hobbistico. Raddrizzando e livellando quei 16V (8+8) con un semplice circuito si può fare un alimentatore regolabile da 0 a 15V, per la corrente massima erogabile dal trasformatore.
Quell'UPS era di buona marca, anche se non so che marca fosse perché mi è stato regalato già smontato, con la scheda guasta. Forse una scarica eletrostatica.....
Le dimensioni del nucleo sono: spessore 50mm, nucleo "C" 34 (tabella 1 nell'allegato) versione UNEL, sezione pari a 17cmq, che corrispondono grosso modo ad una potenza di lavoro continua di 230-250W. Potendolo sovraccaricare momentaneamente anche del triplo o del quadruplo, poteva erogare i "soliti" 750-1000VA. Ma come al solito per pochi secondi, in quanto la batteria (che non c'era.....) doveva essere delle normali capacità in uso.
Non disprezziamo troppo i "nostri" 50Hz e i trasformatori che ci funzionano. Gli switching sono senz'altro meno ingombranti e più leggeri, versatili e con alti rendimenti, ma per funzionare dipendono dai semiconduttori...... Con tutta la fragilità che ne deriva! Infatti si sfasciano con discreta facilità :D Invece quei pesanti e ingombranti trasformatori a bassa frequenza sono praticamente eterni, non soffrono la stanchezza e il sovraccarico, sopportano sovratensioni di tutto rispetto, durano..... Decenni e decenni, come testimoniano quelli che ancora si trovano dentro le vecchie radio a valvole, usati anche continuamente per tantissimi anni con carichi e temperature abbastanza gravose.
Allegati
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Re: Trasformatori.

Messaggio da maxlinux2000 » 8 ago 2011, 10:32

bell' articolo :D ho scaricato il compendio. Una cosa non ho mai capito. Le lamelle di ferro al silicio, dove si comprano? Quando ero piccolo mio padre ne aveva un baule pieno, ma oramai sono diventate scatolette di tonno :D Si trovano ancora in commercio?
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Re: Trasformatori.

Messaggio da Ferrobattuto » 8 ago 2011, 13:34

Basta che cerchi in rete "lamierini per trasformatori" (anche in spagnolo.... :D ) e ne trovi quanti ne vuoi. Vedi i prezzi, però, e se li vendono al dettaglio, che di solito fanno forniture per laboratòri artigiani o per fabbriche. Forse devi avere la partita IVA o quello che c'è li da voi. Ma buttati non si rimediano? Roba usata da smontare e riavvolgere? In molti casi ti risparmi di avvolgere il primario.
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Re: Trasformatori.

Messaggio da Hal9000 » 12 ago 2011, 9:33

Ottimo articolo Ferrobattuto,
lo sai che io adoro le macchine pesanti ed ingombranti, ho fatto mio questo motto da romai 5 anni, batterie grosse e pesanti, motori diesel di vecchia generazioni in ghisa e sì certo trasformatori 50Hz pesanti, ma tutte queste cose hanno in comune la robustezza e la lunga vita!
Ecco perchè ho scelto quell'hpcompact della studer come inverter per alimentare casa, perchè dentro usa un grosso e pesante trasformatore a 50Hz (toroidale, ma il concetto è il medesimo).

p.s.
a chi dovesse interessare il nucleo dei trafromatori toroidali, sempre a 50Hz cugini di quelli sopra esposti da Ferrobattuto, viene realizzato con un lungo nastro di lamiera al ferro-silicio molto molto sottile avvolta su se stessa come una molla di un carion a formare la ciambella su cui viene poi avvolto il cavo di rame con apposite macchine bobinatrici.
Il nucleo così avvolto ha delle correnti dispersive quasi nulle, di fatti la resa dei totoridali è in genere superiore, e come mi insegnava Ferrobattuto in genere il campo magnetico è confinato tutto dentro al nucleo chiuso su sè stesso a ciambella, di fatti mi ricordo che veniva usato preferenzialmente sugli apparati audio di qualità prima dell'avvento degli stadi switching.
L'inverte che uso della studer usa un grosso e pesante toroidale da 5000VA al suo interno ;)

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Re: Trasformatori.

Messaggio da Hal9000 » 12 ago 2011, 9:35

@ maxlinux2000
Perchè non usi i lamierini di recupero smontando i trasformatori degli ups che ormai vengono "rottamati" in elevate quantità dal mondo moderno? ;)

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Re: Trasformatori.

Messaggio da maxlinux2000 » 12 ago 2011, 14:48

eh,.... non ho un laboratorio ancora, e quindi devo posticipare. Ora sono impegnato con la lando rover. Voglio cambiarli gli swivel anteriori ( le due grosse sfere cromate che fanno da sterzo). Dopo solo 31 anni hanno perso parte della cromatura e le guarnizioni lasciano trafilare olio :mrgreen:

Parliamo invece di ups ad onda pura e modificata
Stavo guardando su un sito locale di annunci economici e trovo anche ups da 2500W a pochi soldi, ma i propietari non sanno dirmi nulla riguardo la forma d'onda...non sanno neppure che differenza ci sia a dire il vero. Ho provato a cercare il modello sul sito della marca, ma non ne parlano.
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Re: Trasformatori.

Messaggio da Ferrobattuto » 12 ago 2011, 22:10

Posta qualche indirizzo o qualche marca e modello, che proviamo anche noialtri. Magari qualcuno di noi conosce già l'UPS in questione.

Certo che la tua rover è una vergogna, solo 31 anni...... :mrgreen: :lol:
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Re: Trasformatori.

Messaggio da maxlinux2000 » 12 ago 2011, 22:32

ops!! qui ce ne uno da 1500 VA ad onda pura a 45 euro! :D

http://www.segundamano.es/murcia/saiups ... s&st=a&c=3

qui la documentazione:
http://docs.google.com/viewer?a=v&q=cac ... eRVg&pli=1
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Re: Trasformatori.

Messaggio da Ferrobattuto » 13 ago 2011, 11:53

Sembra buono! 45€ non sono un granché. Il solo handicap per te sono i 48V..... Tu lavori a 12, e credo che al massimo in futuro passerai ai 24, a meno che tu non voglia fare il "grande salto"...... :D
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Re: Trasformatori.

Messaggio da maxlinux2000 » 13 ago 2011, 19:18

ma in ogni caso 1500VA sono poco più di 1000W e un inverter di quella potenza ce l'ho già.

No, a me ne serve uno da alemno 2500W da usare occasionalmente. in ogni caso i 48V sono un problema, a meno di non mettere dei banchi in serie o che le batterie di hall9000 funzionino davvero.... speriamo! :mrgreen:
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Re: Trasformatori.

Messaggio da Dolomitico » 24 ago 2011, 13:16

Risalve a tutti,dopo un po di pausa ritorno :)
Bella la spiegazione di ermete ccome sempre,la voglia di condividere è sempre attivissima. :D
Per la storia dell'ups a 48 volt,non si potrebbe usare come Buffer per gli eccessi di corrente?
Quando i banchi a 12 volt sono carichi lo attivi tramite interruttore e essendo un'ups carica le batterie normalmente,cosi ottimizzi l'impianto.
Se il problema è reperire le batterie non so che dire,ma a 48 volt si possono usare capacità più contenute.
io ci farei un pensierino.
magari rendi autonomo un garage o un laboratorio.....

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Re: Trasformatori.

Messaggio da Ferrobattuto » 29 giu 2012, 23:12

Preferisco continuare quì, invece di aprire una ennesima discussione, tanto l'argomento è comunque un trasformatore. ;)

Le considerazioni di Bridge, come anche "l'avventura" col generatore di Barabba, per non parlare dell'esempio dell'impianto di Hal9000, mi hanno fatto riconsiderare l'idea di "salire in tensione" sia per l'impianto di accumulo che gli utilizzatori annessi. Ci sono anche altre considerazioni personali: probabilmente potrò autocostruire solo elementi di capacità relativamente contenuta, a meno di trovare contenitori già fatti di recupero, in secondo luogo è probabile che debba alloggiare il sistema di accumulo abbastanza lontano sia dal gruppo dei pannelli che da un eventuale generatore eolico, e in ultima analisi un alternatore con uscita a 110V già ce l'ho: il gemello di quello che ho spedito a Barabba, e che potrebbe essere usato per la ricarica di emergenza senza modifiche ne trasformatori aggiunti, solo con l'aggiunta di un ponte raddrizzatore e regolando adeguatamente i giri del motore. A questo punto la tensione ottimale per me sarebbero i 96V nominali. 48 elementi da 2V, che a me basterebbero anche di soli 150Ah, ma che ovviamente di più sarebbero meglio. 15Kw di accumulo possono bastare per 3 o 4 giorni, ma sapendo di avere eventuali difficoltà con un po' di accortezza possono durare molto di più. C'è anche un'altra cosa che mi viene in mente, e cioè che probabilmente buona parte degli utilizzatori con motori a spazzole, a banco ben carico, potrebbero funzionare anche senza inverter.....

Non so se vi ricordate questo trasformatore:

Immagine

Era un trasformatore "di ripiego" che usavo col generatore ex militare prima di sistemarci definitivamente quello che c'è ora.
E' di probabile provenienza surplus Telecom (al tempo SIP). Sulla targhettina incollata sul nucleo, che purtroppo nella foto non si legge (e ora non esiste più.....) era scritto: Primario 80+80V - Secondario 415V. La potenza era intorno ai 1400W, anche se il nucleo può maneggiare potenze ben maggiori, avendo sezione di circa 50cmq, di lamierini da 0,35mm di spessore. Sicuramente di ottimo ferro al silicio.
A cosa servisse non lo so proprio, ma da come è fatto immagino che fosse impiegato in qualche tipo di inverter. Io lo usavo per "raddoppiare" la tensione d'uscita del generatore, ma il primario è avvolto in modo bifilare, ossia con due "fili" smaltati appaiati, di 3mm di diametro, ossia circa 7mmq di sezione. 70 + 70 spire appaiate, ossia con eguale resistenza elettrica e uguale lunghezza, uguale induttanza e impedenza. Ottimo per un inverter a semiconduttori.
Naturalmente ho dovuto smontarlo, con un po' di pazienza svolgere il secondario a 415V inadatto all'uso che voglio farci e col filo di sezione inadeguata. Il tutto era abbondantenebte impregnato, per cui svolgendo il filo è venuto via sporco di smalto e resina, con residui del cartoncino di separazione tra gli strati ecc ecc, non riusabile per fare avvolgimenti.

Immagine

Come si vede, per contenerlo ho messo su un rocchetto fatto con residui del solito PVC incollato, e la bobina che ne è risultata, visto che il rame non è scoperto da nessuna parte e non ci dovrebbero essere spire in corto, potrebbe essere adatta per un eventuale desolfatatore di potenza...... ;) O per un "trasferitore di energia ad impulsi" come quello fatto da Hal9000 per le sue "cilindriche". :D Non mi è venuto in mente di contare le spire, ma l'induttanza finale dovrebbe essere piuttosto alta.
L'insieme smontato.

Immagine

Il pacco di lamierini e il rocchetto col primario.

Immagine

Si vede bene il tipo di avvolgimento bifilare.

All'inizio pensavo di aggiungere delle spire, per arrivare ai 96V, o magari di più, ma poi fatti due conti ho cambiato idea. A parte il fatto che già lo usavo collegando uno degli avvolgimenti primari, ossia da 80V, ai 110V dell'alternatore per raddoppiare la tensione, e non ho mai avuto problemi di surriscaldamento, neanche sotto carico. Ma fatti i dovuti calcoli con le solite quattro formulette mi risulta che l'induttanza a vuoto è di 0,512 henry, la resistenza induttiva di 162 Ohm, e l'induzione magnetica nel nucleo ancora contenuta. Ad 80V era sicuramente di 1 Weber/mq, a 96 dovrebbe essere di 1,25 ossia ampiamente nella norma, ed eventualmente a 120V di 1,56 Weber/mq. Un po' al limite ma ancora accettabile. Le perdite nel nucleo aumentano col quadrato dell'induzione magnetica, per cui a 96V dovrebbero essere poco più di una volta e mezza quelle originali, aumento trascurabile, visto che prima rimaneva freddo.
Conto di tirarci almeno un paio di Kw senza eccessivo riscaldamento o grandi perdite, ma naturalmente si vedrà alla fine..... :: )
Ora devo riavvolgere un secondario a 230V, che se sono 96V sul primario dovrebbe essere di sole 168 spire. L'inverter però alla fine sarà in onda quadra parzializzata, quella che chiamano "onda corretta", seguito da un eventuale filtro, per cui la tensione in pratica dovrebbe essere quella di picco della tensione di rete, ossia 325V. Per cui 237 spire, magari con qualche presa intermedia per "aggiustare" la tensione....... Il filo di rame smaltato da 2mm di diametro ce l'ho già, preso tempo fa per un altro trasformatore, poi mai realizzato.
Per ora mi fermo quì, anche perché ho per le mani le "cilindriche quadrate", quasi terminate tutte e sei, e voglio metterle sotto trattamento, che sarà lungo e perciò avrò tempo da dedicare a questo trasformatore.
Alla prossima. :)
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Re: Trasformatori.

Messaggio da maxlinux2000 » 30 giu 2012, 13:01

bel lavoro... io non ha mai capito come fare a smontare un trasformatore.... come si staccano le lamelle?
In ogni caso, non ho la preparazione tecnica per fare queli lavori li.... mi sto scaricando un corso completo di elettronica in video. Chissà quando avró il tempo per studiarci su :: )
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Re: Trasformatori.

Messaggio da Ferrobattuto » 30 giu 2012, 13:51

offgrid2 ha scritto:bel lavoro... io non ha mai capito come fare a smontare un trasformatore.... come si staccano le lamelle?

Se il pacco lamellare è serrato da qualche squadruccia o da serrapacchi di qualche tipo, basta svitare le viti che li stringono e le lamelle si allentano e si possono sfilare. Certo in genere sono abbastanza "pressate" tra loro e ben serrate, per cui magari le prime le devi tirare con una pinza, o sfilarle battendo con un lamierino sul bordo. Poi ci sono quelle dette "EI" (che hanno proprio quella forma) che si sfilano più facilmente, e sono così in quasi tutti i trasformatori più moderni. Quelli più vecchi hanno lamelle di forme più sagomate e fantasiose, e a volte sono un po' più difficoltose da estrarre. Ma come avrai sicuramente ben capito, fantasia e pazienza risolvono tutto..... ;)
In ogni caso, non ho la preparazione tecnica per fare queli lavori li....

Non si tratta di "tecnica", ma di pratica, che con un po' di buona volontà si acquisisce subito. Le formulette sono semplici, e nel manualetto TRASFOR2.pdf ci sono tutte. Per il resto, avvolgere il filo, che sia in un verso o nell'altro non ha importanza, l'importante è che le spire siano ben tese e ordinate.
....mi sto scaricando un corso completo di elettronica in video. Chissà quando avró il tempo per studiarci su :: )

Dipende da quante ore è composta la tua giornata.... :D E da quanto ti interessa impararlo. Come per qualsiasi altra cosa si comincia dal "basso", dai pochi fondamenti basilari, poi si sale sempre più verso il "complesso", che se affrontato con calma e dopo aver capito bene quello che c'è prima, può essere perfino una "passeggiata", anche se ovviamente sempre un po' in salita..... ;) Pensa che una volta la Scuola Radio Elettra cominciava su come si collega una spina al filo.... Più in basso di così.... E i trasformatori te li mandava "sfusi", ossia le lamelle, il cartoccio e il filo per avvolgerlo, e tu dovevi fartelo da te. Mi pare di ricordare (erano gli anni '50 ed ero molto piccolo....) che ti mandasse anche una specie di "bobinatrice" che altro non era se non un perno con una manovella con una basetta da serrare al bordo del tavolo. Ci avvitavi sopra il cartoccio e con la manovella avvolgevi le spire di filo. A mano. E contando i giri ad occhio. Magari segnando le decine o le centinaia su un pezzo di carta facendo i bastoncelli con la riga di traverso sopra, come si dice che facessero una volta i carcerati per contare i mesi o le settimane di carcere. (woot) Ricordo che mio fratello, molto più grande di me, lo faceva proprio in quel modo. Tranquillo che funzionava benissimo, proprio come quelli avvolti in fabbrica. :)
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Re: Trasformatori.

Messaggio da maxlinux2000 » 30 giu 2012, 16:30

ricordo alcuni fascicoli di radio elettra di mio padre. Li ho avuti tra le mani fino a principio degli anni 80, ma por dopo 4 o 5 traslochi è andato tutto perso. Aveva anche degli strumenti con "l'occhio magico" e tante manopoline... forse un generatore di frequenze? Poi un sacco di strumenti, motori, trasformatori, altoporlanti, registratori a bobine, antenne.....

Lo dico sempre io... ogniuno di noi dobrebbe avere alla nascita, un capannone industriale pieno di scaffali vuoti, ove conservare gli oggetti raccolti durante la vita ... o ereditati dai padri :D
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Re: Trasformatori.

Messaggio da Bridge » 30 giu 2012, 17:17

Questa è una settantina di Kg di induttore.- In sostanza è un trasformatore senza secondario.-
Bravo Ferro, diminuendo il valore della corrente in transito (in funzione di un'aumento della tensione, a parità di potenza) si guadagna un buon 40% il tempo di scarica dell'accumulo; ...è un pò come se fosse aumentata la disponibilità energetita espressa in Ah delle batterie ed anche la durata (vita) delle stesse.-
In un prossimo intervento vi dirò il mio pensiero in merito a questi .......CARICHINI moderni.- Rimarrete sicuramente perplessi.-
Quale è la misura ottimale per inserire le foto?.- Queste sono 800*600.
Perchè mi vengono tagliate?.-

Un saluto da

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Non badate al caos!.- Qui rientra nella normalità!
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Re: Trasformatori.

Messaggio da Bridge » 30 giu 2012, 17:39

Ci riprovo. voglio vedere se la foto mi viene mozzata, ...con la tendina.-
Ora è 450*600.-
Bahh, ...è sempre lo stesso.
Come fate?.-
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Re: Trasformatori.

Messaggio da maxlinux2000 » 30 giu 2012, 18:30

le metti su picasa (ti serve un account gratuito di google) e poi le link qui premendo il bottone Img che trovi in alto quando scrivi un messaggio:

Codice: Seleziona tutto

[img]https://lh6.googleusercontent.com/-klgjBcBea50/T-8oXejlsbI/AAAAAAAABQ4/9Kxj0OCd1UA/s800/Screenshot%2520-%252006302012%2520-%252006%253A20%253A11%2520PM.png[/img]


Praticamente apri una finestra su picasa, selezioni le opzioni che vedi sotto e poi copi il link di [Incruistar imagen] o come si dice in italiano.
Poi torni sulla finestra del messaggio, premi Img e

Codice: Seleziona tutto

[img]incollare il link qui[/img]


Immagine
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Re: Trasformatori.

Messaggio da Bridge » 30 giu 2012, 18:36

Grazie maxlinux2000, alla prossima opportunità ci proverò.-
Buona domenica.-

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